Thursday, 10 July 2014

Oggettività posizionale e illusione oggettiva




Che vi sia una differenza sostanziale tra realtà meramente percepita e realtà sans phrase, é ormai ampiamente accettato anche dalla coscienza comune. Siamo soliti distinguere nella vita di tutti i giorni tra ciò che vediamo e ciò che ci sembra di vedere, tra temperatura effettiva indicata dal termostato e quella percepita, tra ciò che opiniamo e ciò che al contrario è corroborato da fatti inoppugnabili. Questa distinzione appare tanto più valida nell'ambito ristretto della percezione sensoriale quanto meno invece se ne apprezza l'intrinseca insidiosità sul terreno dei valori e dell'etica.

Il concetto di oggettività posizionale, secondo Amartya Sen, potrebbe aiutarci a sviluppare una coscienza più consapevole su temi di rilevanza sociale, in primo luogo invitandoci a riflettere sulla vera natura dei fattori che distorcono il nostro giudizio (The Idea of Justice, Penguins Books 2009; trad. it. Mondadori 2010)L'esempio scelto da Sen per illustrare la sua tesi è davvero efficace. Mettendo a confronto la percezione della popolazione del Kerala e dell'Uttar Pradesh a proposito dell'aspettativa di contrarre malattie, si nota subito che nel primo, dove la popolazione ha una vita media più elevata, è percepita una maggiore esposizione al rischio. L'Uttar Pradesh è una delle regioni più povere dell'India, con bassissimi tassi di alfabetizzazione e una mortalità che raggiunge livelli anche molto elevati in alcune fasce d'età, mentre del tutto opposta è la situazione del Kerala. La spiegazione della dissonanza percettiva riferita al tasso di morbosità sta nel diverso livello di alfabetizzazione, specialmente femminile, dei due stati. In Kerala, la percezione di una maggiore esposizione alla malattie è determinata dal maggior livello di istruzione. Per converso, scrive Sen

"Negli Stati indiani socialmente più arretrati, l'illusione di una bassa morbosità ha la sua base oggettiva - posizionalmente oggettiva - in una popolazione segnata da una scarsa istruzione scolastica e da una modesta esperienza medica" (175).

http://smileupmanallfunny.blogspot.it/2012/08/india-day-festival-and-parade.html

Tutto ciò non può naturalmente essere liquidato come il frutto di illusioni meramente soggettive, ma deve essere inquadrato nel fenomeno più ampio della posizionalità. Alcuni fatti o valori rilevantissimi da un punto di vista oggettivo generale sono oggettivamente INVISIBILI a persone e interi gruppi sociali per ragioni che definirei contestuali (legame con la tradizione, tasso di istruzione, cultura, ecc.).

Se interpreto bene il pensiero di Sen, il fenomeno della posizionalità ha perciò delle vaste implicazioni sul modo d'intendere la razionalità sociale. Si prenda il caso delle discriminazioni di genere. La riflessione sulla posizionalità dovrebbe spingerci a valutare con maggiore maggiore attenzione il peso delle differenze culturali, del tasso di istruzione e del radicamento di individui e gruppi nelle tradizioni di riferimento. Invece di ricorrere a misure soltanto repressive (come, per esempio, la coniazione di nuove fattispecie di reato e l’inasprimento delle pene), si dovrebbe comprendere che il giudizio, anche sul terreno dei valori, è un fatto culturalmente condizionato. Sviluppare cultura, in particolare cultura democratica, è perciò uno degli snodi centrali sulla via che porta alla costruzione di una società più giusta.


http://www.asianews.it/notizie-it/Cattolici-contro-lo-stupro-alle-ragazze-dalit: Necessario-un-cambiamento-della-societ%C3%A0-31232.html




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