Monday, 9 June 2014

L'idea di critica



L’idea di una critica della cultura nasce durante l’Illuminismo con il significato di “rendere diritto” o “rendere ragione del diritto” di qualcosa o qualcuno, espressioni che rimandano alle radici della parola ‘crisi’ – che in greco risale a ‘krino’, cioè appunto ‘separare’ per distinguere e giudicare. Il movimento proprio della critica è pertanto il ricomporre, il riportare al “diritto” ciò che è ri-torto e dis-torto. 

A motivo della funzione istruttoria che la distingue, la critica non sorge mai in tempi di agio e spensieratezza. Essa arriva, per così dire, sempre troppo tardi, a processo in corso, quando il supruso e l’ingiustizia hanno guastato il mondo. La critica è perciò l’arma per antonomasia degli oppressi e dei delusi, ma anche dei profeti e dei riformatori. In un certo senso, infatti, sottoporre a critica è il primo vero passo nella direzione del cambiamento.

Ma per essere genuina la critica ha bisogno di un criterio, un punto d’osservazione che promuova autentico discernimento. Come criterio guida della critica vorrei proporre l’Aufklärung, letteralmente ‘rischiaramento’. Critica può significare allora risveglio e rinascita di quel comune e sano bon sens che Cartesio identificava con la ragione, e che l’umanità rischiarata dei secoli XVII e XVIII ha indicato come prerogativa della cittadinanza democratica e della virtù repubblicana.


Repubblicana è dunque l’aggettivo qualificativo della critica. Repubblicana è anche la nostra Costituzione, “la grande incompiuta”, come sempre da compiere è l’ideale civile che sgorga dalla fonte perenne dell’Aufklärung.



Scales of Justice, Old Bailey (Central Criminal Court, London, UK)




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